“Ballando con uno sconosciuto” – recensito e consigliato da Tania Maffei

Quando vidi questo film la prima volta  ne rimasi folgorata. Oggi rivedendolo ho provato la stessa forte emozione.

Il film racconta la storia vera di Ruth Ellis l’ultima donna condannata a morte mediante  impiccagione in Inghilterra nel 1955 dopo aver ucciso a sangue freddo  l’amante David Blakely.

Ruth è una giovane donna  divorziata con un figlio di una decina d’anni, che si guadagna da vivere  gestendo   un locale per uomini soli dalla dubbia reputazione.  Qui conosce Desmond Cussen, un brav’uomo con il quale ha un ottimo rapporto d’amicizia e che sarebbe disposto anche a  sposarla.

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Ma la  vita di Ruth  cambia  improvvisamente quando entra in scena David Blakely, un uomo  più giovane di lei di  origini aristocratiche, squattrinato, invadente, fascinoso che si attacca a lei in modo morboso. I due si cercheranno e si  lasceranno in continuazione. Lui,  incapace di costruirsi una vita con lei ma anche rifiutando l’idea di non vederla più, si rifugerà sempre di più nell’alcool arrivando a picchiarla anche violentemente. Lei subirà sempre tutto, ogni tipo di umiliazione dall’essere schiaffeggiata in pubblica, all’essere rifiutata apertamente dal mondo aristocratico a cui lui appartiene, al subire una gravidanza e poi un aborto nella più totale solitudine.
In questo inesorabile rapporto malato, l’amante la spingerà  sempre di più verso il baratro della follia fino al punto in cui, per lei, non sarà più possibile tornare  indietro.

Abbandonata per l’ennesima volta da David, che le  prometterà di venirla a prendere per portarla  via  senza invece farsi più vivo, comincerà a seguire l’amante ritrovandolo in quei locali dove si erano pubblicamente amati finché,  ormai totalmente schiava della sua stessa passione, gli sparerà all’uscita di un pub cinque colpi di pistola di  cui l’ultimo al cuore.

Io credo che se Giuseppe Verdi, Giacomo Puccini, Shakespeare  Dostoievskij  o Sofocle avessero avuto fra le mani questa storia   ne avrebbero fatto un’opera o una tragedia e sarebbe stato un capolavoro. Gli ingredienti ci sono tutti: tre personaggi perduti, soli,  incompresi esclusi dalla società chi per un motivo chi per un altro. La passione descritta è morbosa malata, ossessiva folle.

ballando con uno sconosciuto
David in Ruth ama  il fatto che  sia la  prima donna che lo accetta per quello che è, che non desidera cambiarlo ma nel contempo non riesce realmente ad accettarne le origine plebee i capelli fin troppo ossigenati, l’ambiente squallido in cui si muove e vive, il figlio triste e forse per alcuni versi già più adulto di lui. Quindi la punisce umiliandola, picchiandola per poi cercare di farla nuovamente sua avvinghiandosi a lei in amplessi  fin troppo morbosi.
Ruth a sua volta  prova piacere  nell’essere oggetto nel modo che David ha di  dimostrarle  continuamente  amore  ma anche disprezzo come se in fondo lei fosse convinta di non meritare di più.
Desmond, uomo dolce e paziente aspetta e cerca di  salvare il salvabile raccogliendo quelle poche briciole d’amore che Ruth gli concede sperando che lei cambi e che David, capendo di sbagliare, smetta di tormentare la donna. Il suo è il sogno, l’illusione di chi sa che non possiederà mai Ruth e si accontenta di averne solo l’immagine riflessa nello specchio.

Nessuno ne uscirà vittorioso, tutti e tre alla fine avranno perso.

Ruth Ellis è magistralmente interpretata dall’attrice  Miranda Richardson (da questo, film una carriera in ascesa che non si è mai interrotta) come pure validissima l’interpretazione del giovanissimo ed irresistibile Rupert Everett uno splendido David Blakely. Ottimo anche il ruolo di  Desmond impersonato da Ian Holm (come dimenticarlo nella figura dell’allenatore italiana Mussabini magistralmente interpretato nel successivo film  Momenti di gloria).
Notevole  anche la regia di Mike Newell (vincitore  di uno Young Cinema Awards al Festival di Cannes) che, con questo film realista in cui  ci accompagna  in una cupa Londra nel  1954 dove forse ancora il sapore ed il colore della guerra sono ancora   presenti più di quanto non si pensi, diverrà  uno dei nomi di punta della  rifioritura del cinema inglese degli anni ottanta. Attentissimo alle dinamiche dei sentimenti ed in particolare al mondo femminile  firmerà successivamente film molto importanti fra cui merita ricordare, fra gli altri,  ‘Quatttro matrimoni e un funerale’.

Bellissimo film che non dimostra i suoi  ormai ventitrè anni  e che vi consiglio caldamente di vedere.

Un film di Mike Newell
Interpreti: Rupert Everett; Miranda Richardson; Ian Holm; Madeleine Carroll; Tom Chadbon; Joanne Whalley-Kilmer; Jane Bertish  Genere Drammatico Produzione: Gran Bretagna, 1985

Tania Maffei per Mag-Movie

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