Dora è un ex maestra piuttosto avanti negli anni che si guadagna da vivere nella stazione centrale ferroviaria di Rio de Janeiro scrivendo lettere per gli analfabeti. Quando torna a casa poi con l’amica Irene, decide quali lettere effettivamente spedire e quali invece buttare facendo quindi credere alle sue vittime di annodare fili che invece spezza brutalmente.

Un giorno arriva da lei una donna che le chiede di rintracciare un uomo il padre di suo figlio. Per una tragica fatalità questa donna resterà uccisa di lì a poco schiacciata da un autobus lasciando il figlio solo in balia di se stesso alla stazione centrale.
Ancora una volta Dora, che scrive e non spedisce, verrà ricontatta dal bambino, il cui nome è Josuè, che le chiederà di riscrivere una nuova lettere per rintracciare, il padre.
Dapprima considerato Josuè solo un fastidio e dopo averlo ingannato (proverà perfino a ricavarne dei soldi, vendendolo a una sedicente agenzia privata di adozioni internazionali molto probabilmente un covo di assassini e trafficanti di organi) si pentirà e rischiando di essere uccisa si riprenderà il ragazzino per intraprendere con lui un lungo viaggio in un doppio percorso verso l’introvabile padre di Josué e verso la riconquista di una dignità umana che lei pensava di aver perso per sempre.
Questa strana coppia, un bambinetto testardo e orgoglioso e una donna quasi vecchia che dalla vita non s’aspetta più nulla, più che il territorio del Brasile sembra che ne attraversino l’anima (come dice Roberto Escobar). Ogni chilometro percorso insegna loro qualcosa, ogni fermata pretende una risposta. Ciò che era vero un’ora prima, non serve più a nulla un’ora dopo. I due devono rinunciare alla diffidenza che hanno l’uno verso l’altro e farsi compagni, mettendo in comune la paura e la speranza.
Il loro viaggio on the road per il paese diventa un lento percorso di formazione. Dora riscopre quei sentimenti che aveva tenuti sopiti troppo a lungo e Josué ritrova in lei quella famiglia che aveva perduto.
Bellissimi i volti di questo Brasile intimo, nascosto dove una religiosità quasi carnale si mescola con una povertà ora così diversa da quella cruda e terribile vissuta nelle grandi città.
Anche qui persone disperate e miserabili si affideranno a Dora per riportare in lettere mai scritte le loro illusioni. Ma nello sguardo di Dora ora non ci sarà più l’antico disprezzo, non più la paura che la spingeva a rinserrarsi nella malignità d’una paradossale, miserabile onnipotenza. La donna ha ormai imparato non solo a riconoscere apertamente in quelle storie la propria, ma anche a condividerne il dolore, e a sentirne il valore. Così, invece di giudicare, condannare e tagliare riuscirà finalmente a spedire quelle lettere nel tentativo di ricucire quelle storie tante volte brutalmente strappate.
Alla fine, dopo tanti momenti difficili, anche la storia con Josuè avrà il suo lieto fine. Josué scoprirà di avere due fratelli Isaias e Moises che lo accoglieranno nella loro casa e che, come lui, risulteranno in attesa del ritorno del padre. La donna troverà quindi la forza per lasciare quel figlio inventato e adorato lungo la strada: ma quell’addio sarà finalmente un saluto vero, il sigillo d’un tempo vissuto con amore. “Le ultime parole della donna e del film, scritte su una lettera nel pullman che la porta per sempre via dal bambino, sono indimenticabili, “Ho nostalgia di tutto», scrive – che in fondo significa: tutto infine mi è stato caro” (come dice Marco Lodoli).
Chi ama questo film comprenderà meglio le vicende di uno dei più grandi popoli del mondo dove coabitano molte razze diverse in spazi sterminati e megalopoli gigantesche in cui è ancora altissimo è il numero di poveri ed analfabeti. La fotografia di questo film ci mostra poi un paese ricco di contrasti: dalle favelas desolate dalle strade non ancora asfaltate, ai grandi palazzoni anonimi della periferia di Rio agli splendidi, desolati ed enormi paesaggi del sertao regione semiarida del nord est brasiliano, lontani anni luce dall’idea metropolitana e moderna che a volte molte persone hanno del Brasile.
Magnifici i due protagonisti. Vinicius de Oliveira è uno Josuè estremamente espressivo e già maturo per la sua età per non dire poi della sua bellezza sconfinata.
Fernanda Montenegro, una delle più importanti attrici del cinema brasiliano, riesce a rendere Dora un personaggio indimenticabile. Ha ricevuto l’Orso d’argento per la migliore interpretazione femminile a Berlino nel 1998 ed é stata candidata come migliore attrice agli Oscar dello stesso anno (prima attrice brasiliana in assoluto)
Central do Brasil ha vinto il Golden Globe per il miglior film straniero del 1998 e l’Orso d’oro al Festival di Berlino dello stesso anno ed è stato candidato per lo stesso anno alle nominations per gli oscar come migliore pellicola straniera.
Di Walter Salles, Produzione Brasile, Anno 1998 , Genere Drammatico,
Interpreti: Fernanda Montenegro, Vinicius de Oliveira, Othon Bastos, Marilia Pera.










