Trasporre sul grande schermo il libro di Suskind “Il Profumo” non era un’impresa facile. Il romanzo ormai divenuto un best seller, aveva attratto grandi registi come Martin Scorsese e Stanley Kubrick, ma solo nel 2001 Süskind concesse la liberatoria sui diritti d’autore e il film venne affidato alla regista tedesco Tom Tykwer.
Il film, ambientato in una Francia del diciottesimo secolo sporca e puzzolente, è descritta fin nei minimi dettagli dal regista che ricrea fedelmente ambienti sia esterni che interni in cui si aggira una popolazione desolata e desolante di cui fa parte il nostro protagonista Jean Baptiste Grenuille. Orfano dalla nascita, passerà da squallidi orfanatrofi dove scoprirà solo odio e repulsione da parte degli altri. Tutti, infatti, si accorgeranno molto presto che, in un mondo dove tutto emana terribili odori, lui non ne possiede alcuno.
Una voce fuori campo proverà a raccontarci le varie fasi di crescita di questo bambino quasi muto ma dall’olfatto raffinatissimo che vivrà rinchiuso in un mondo fatto solo di aromi e profumi dove al posto della vista utilizzerà l’olfatto. Nel libro Grenuille è un mostro che rasenta la follia e che fa degli odori il proprio scopo di vita, nel film l’attore, Ben Whishaw, è solo un uomo spaesato che con difficoltà si muove fra gli altri esseri viventi e trova conforto solo nel mondo dei profumi. Il lungo apprendistato nella bottega del profumiere Baldini, interpretata da Dustin Hoffman in chiave quasi macchiettistica, è più colorata e luminosa che nel libro dove le descrizioni tecniche della preparazione dei profumi rendono a volte il libro un po’ noioso.
Ma quello che manca completamente al film è l’ultima parte del libro. Il viaggio folle, finale che porterà alla creazione del sublime Profumo dell’amore universale, nel film è solo la storia peraltro ben descritta di un serial killer che, con meticolosa cura, procederà all’uccisione di venticinque vergini al solo scopo di estrarne l’odore e ricavarne la preziosa fragranza.
Non per nulla il film inizia proprio con la cattura di Grenuille come se fosse il momento più importante del libro.
La festa orgiastica poi che lui stesso provoca quando si trova sul patibolo è pressochè inverosimile. Una massa di corpi lerci e puzzolenti che nudi e bianchi si trovano a rotolarsi assieme come se l’amore li avesse privati anche della loro miseria e disgraziata posizione sociale.
Nel film infine nulla traspare della vera sofferenza di Grenuille che non gode per un solo attimo del piacere che è riuscito a produrre negli altri (solo una piccola lacrima che scende dal volto ci fa comprendere forse qualcosa) mentre il suo odio per l’umanità resta intatto al punto di preferire causarsi la morte con quella stessa essenza che avrebbe potuto cambiargli la vita.
Belle le scene, la fotografia, bravi gli attori. A volte disseminato di passaggi logico temporali troppo repentini che fanno perdere il filo della storia. La colonna sonora troppo invasiva e ridondante. Il regista, pur utilizzando immagini lussureggianti e grandiose, non è stato sempre capace di evocare così bene come Suskind ha fatto con la scrittura un mondo dominato i cui protagonisti non sono gli uomini ma gli odori che questi emettono. Ma quello che manca di più è la diabolicità, l’efferatezza la verosimiglianza con un personaggio unico come quello creato da Suskind privo di odori, incapace di amare di essere amato di provare alcun tipo di piacere che nella sua più totale follia rese la profumeria la più grande delle arti.
Profumo – Storia di un assassino
Un film di Tom Tykwer. Con Dustin Hoffman, Ben Whishaw, Alan Rickman, Rachel Hurd-Wood, Corinna Harfouch.
Recensione a cura di Tania Maffei










