Un gioco mortale: attenzione alla Blue Whale Challenge

Nonostante si senta spesso parlare dei pericoli della Blue Whale Challenge, sono ancora tantissimi i ragazzini che continuano a giocare a discapito delle loro vite. Questo gioco mortale sta arrivando anche in Italia e, per questo, è utile parlarne a scopo preventivo ed educare i giovani nel modo giusto: per dimostrare qualcosa, sentirsi “grandi” e “importanti” ci sono tantissime altre cose che si possono fare! Ma andiamo a scoprire nel dettaglio di cosa stiamo parlando.

Cos’è la Blue Whale Challenge?

Parlare di “gioco” sembra davvero uno sbaglio, ma invece è proprio così che si presenta la Blue Whale Challenge ed è così che riesce ad attirare a sé tantissimi “giocatori”.

Recentemente, solo in Russia ha provocato oltre 150 suicidi, che si rivelano come il culmine della sfida prevista da questa nuova mania. Tuttavia, anche nel resto del mondo ce ne sono stati tantissimi e il solo pensiero fa venire l’angoscia a chiunque… Stati Uniti, Cile, Corea, Argentina, Indonesia, Brasile e molti altri stati non ne sono rimasti immuni.

Blue Whale Challenge

Si è diffusa in fretta questa sfida che inizia con compiti “più leggeri” e, via via, porta i ragazzi a suicidarsi. Su Facebook ci sono molti gruppi e pagine dove trovarlo (e ci chiediamo perché ci sono ancora!) e su Twitter basta cercare gli hashtag #curatorfindme, #i_am_blue_whale, #imingame, #wakemeupat420 e #f57per arrivare al punto di partenza, ovvero all’inizio del gioco.

Sembra che ci siano cinquanta azioni da eseguire, una al giorno. Si inizia con semplici disegni di balene che bisogna condividere sui social network, si sale sui tetti dei palazzi e poi si passa all’autolesionismo fino ad arrivare alle maratone di film horror e al suicidio. Sul web ci sono inoltre dei “curatori” che si occupano di spiegare ai ragazzi questo maledetto gioco.

In Italia, la Blue Whale Challenge ha iniziato a diffondersi più o meno poco prima del servizio de Le Iene, in cui Matteo Viviani intervista i genitori di alcune vittime della sfida. Ci sono state poi anche le dichiarazioni di un ragazzo di Livorno, che racconta del recente suicidio di un suo amico, che sembra proprio strettamente collegato a questo macabro gioco.

Si tratta di sadismo e di una sorta di terrorismo psicologico. Chi l’ha inventato? Sembrerebbe che l’ideatore sia Philipp Budeikin, il ventenne russo recentemente arrestato proprio con questa accusa e con la colpa di aver istigato numerosi suicidi. Il ragazzo ha dichiarato di aver portato al suicidio “solamente” 16 ragazzine e ha detto inoltre: “Ho eliminato la feccia, gli scarti biologici della società. Prima o poi mi ringrazierete”. Queste dichiarazioni fanno senz’altro rabbrividire, proprio come la Blue Whale Challenge in sé per sé e, naturalmente, la preoccupazione è ancora tanta in quanto il gioco sta continuando.

Sensibilizziamoci e mettiamo fine al Blue Whale Challange

È giusto parlarne o dovremmo non parlarne per evitare che gli adolescenti si sentano incuriositi da questa sfida e cadano nella trappola? Sicuramente, ognuno ha il suo pensiero a riguardo, ma è ovvio che in qualche modo è necessario provare a fermare questa minaccia fuori controllo, almeno nel nostro piccolo.

Pertanto, se non ne volete parlare, come adulti o come genitori tenete gli occhi aperti… anche sui figli degli altri! In questo modo, probabilmente riusciremo a eliminare questa Blue Whale Challenge dalla rete e anche a fermare questi presunti “curatori” che portano avanti il “lavoro” di Philipp Budeikin.

Author: Redazione

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